Il relitto del bombardiere bimotore Italiano FIAT BR20 "Cicogna" si trova a sud dell'abitato di Riva Ligure, su un fondale di -49mt. Poggiato su un fondale sabbioso con il muso rivolto verso terra, sembra debba ancora riprendere il volo. Completo nella sua struttura metallica (unico ancora conservato), ha solo perso le parti in stoffa e legno che sono state "assorbite" dal mare. Ecco la sua storia.

 

La storia del
bombardiere Italiano
ammarato a S.Stefano

Di: Spadi Bruno

La notte tra il 12 e il 13 giugno 1940 la nostra aviazione fu inviata a bombardare Tolone in Francia. La Luftwaffe aveva a quel tempo una base presso Avignone a pochi chilometri da Marsiglia ma furono i nostri bombardieri ad essere incaricati di un tale compito. Le condizioni meteo erano pessime ma dieci bombardieri FIAT BR20 del 13° stormo raggiunsero ugualmente l'obbiettivo. Solo due giorni prima Mussolini aveva dichiarato guerra alla Francia e all'Inghilterra parlando da palazzo Venezia. Il 5 giugno le truppe Tedesche avevano iniziato lo sfondamento delle linee Francesi puntando su Parigi. Da li a poco Hitler avrebbe passeggiato lungo i viali di Champs Elysées ammirando la torre Heiffel.
Badoglio all'inizio del mese aveva invitato Mussolini a ritardare l'entrata in guerra, le nostre truppe sono male equipaggiate e i mezzi superati.

Galeazzo Ciano nel suo diario scrive: "………La notizia della guerra non sorprende nessuno e non desta eccessivi entusiasmi, io sono triste……..".

La nostra aviazione era armata di vecchi velivoli e quelli di ultima generazione erano mezzi di transizione, cioè gli aerei di passaggio tra i biplani e i moderni mezzi d'attacco e bombardamento in duralluminio: "la generazione di mezzo" fu soprannominata, il BR20 fu proprio un aereo di questi e come tale incorpora tutti i difetti di due intere generazioni di velivoli.
Il BR.20 di allora fu il primo bombardiere interamente metallico Italiano (anche se molta della copertura era ancora in tela); volò nel febbraio del '36 ed entrò nelle file della Regia Aviazione nel settembre successivo dopo un ciclo di valutazioni durato circa sei mesi.

Partecipò alla guerra in Spagna dal giugno del '37 come bombardiere con due squadriglie ottenendo buoni risultati. Nel 1939 venne realizzata la variante M, caratterizzata da una più ampia vetrata del muso e da una migliore disposizione dell'armamento difensivo in torretta.
Fu utilizzato nel corso del conflitto civile spagnolo ed ebbe largo impiego in vari teatri di operazioni della IIa Guerra Mondiale; in particolare sul fronte della Manica, in Grecia, in Africa settentrionale e nel corso della campagna di Russia.
Dalla versione base, la L con dislocamento leggero (negli anni '39 '40 serviva la tratta Roma – Addis Abeba in undici ore), fu sviluppata quella bis interamente in alluminio, su cui erano montati i più potenti motori Fiat A.82 RC.42 da 1.250 CV ma ne furono prodotti solo una quindicina di esemplari nel 1943. Altri 82 esemplari furono venduti al Giappone che li utilizzò in Manciuria e in Cina.

Si dimostrò superato già all'inizio della guerra e passò ben presto dal bombardamento alla ricognizione o addestramento e scorta ai convogli. Era costruito in tubi di ferro saldati a traliccio, la copertura della carlinga e la coda erano in tela mentre solo le ali portanti erano in alluminio; (altre parti erano addirittura in legno). Quelli che parteciparono alla battaglia d'Inghilterra, precipitarono per le formazioni di ghiaccio durante l'attraversamento della Manica. Tuttavia nel bombardamento, grazie alla più razionale disposizione delle bombe, ottenne risultati migliori di quelli del più celebrato S.79. Neo dell'armamento difensivo fu la torretta dorsale, questa non poteva colpire gli aerei nemici che si tenevano in coda tra gli impennaggi direzionali, inoltre essa era cosi pesante da dover essere servo-assistita idraulicamente, le condutture dell'olio per il servo-sistema di movimento, correvano nella parte superiore della fusoliera ed erano facile bersaglio dei colpi nemici, bloccando cosi la mobilità dell'arma e impedendo un adeguata difesa del velivolo.


La mitragliera frontale di un BR20

Trasportava un carico di 600 kg di bombe, era armato con una mitragliatrice calibro 7.7 (.303 Britis) sulla torretta anteriore, una mitragliatrice calibro 7.7 sul ventre e nel modello in questione (M) una mitragliatrice calibro 12.7 in torretta superiore girevole tipo M1 (questa mitragliatrice è ancora in posizione sul relitto di S.Stefano). La larghezza massima
dell'apparecchio è di 21.56 mt., la lunghezza è di 16.17 metri, l'altezza è 4,30 mt. (con carrelli estratti), la superficie totale portante è di mq. 74.
Il BR20 era motorizzato con due motori stellari Fiat A.80 R.C.41 con doppia raggiera di cilindri da 1000 cv. ciascuno, le eliche sono di tipo Fiat in duralluminio a passo comandabile in volo dai piloti nella cabina, il loro diametro è di 3,54 mt. La velocità massima conseguita a 4000 mt. è stata di 393 Km/orari a 2030 giri/min., l'autonomia era di 3.000 Km.


BR20 in formazione

Chi volò su di essi smise di ritenerlo un aereo affidabile quasi subito. Oltremodo scomodo e stretto non forniva agli equipaggi ne un minimo confort ne sicurezza.
Camminare nello stretto corridoio che da prua portava alla torretta centrale si trasformava nello strisciare carponi su un tavolone legato al traliccio in metallo protetto da semplice tela cerata. Quando erano attaccati i proiettili nemici attraversavano l'aereo senza la minima fatica ne il minimo rumore, perforando la tela. Il confronto con i mezzi nemici era assolutamente impari. L'aereo Italiano, proprio per la sua struttura, aveva cosi due principali nemici: l'avversario in volo, spesso più veloce e manovriero e le condizioni metereologiche, che hanno contribuito non poco alla caduta di molti mezzi.

Storia del BR20 ammarato a S.Stefano al Mare (IM)

Il 13 Giugno del 1940 il cacciabombardiere immatricolato con il numero MM21503 faceva parte dello sfortunato 43° Gruppo (13° stormo 5a e 3a squadriglia) d'assalto, che decollati dal campo di Cascina Costa nel Pavese alle 09:23 giunsero alle 11:15, in ritardo sull'obiettivo stabilito: l'aeroporto di Fajence in Francia. Il bombardamento della zona comprendente la base navale di Tolone e i campi d'aviazione di Hyères (idroscalo) e St. Mandrier era già iniziato nella mattinata con l'impiego di altri 10 unità del 13° stormo. La missione, studiata a tavolino da tempo, coinvolse anche la 4a divisione "Drago" Questa divisione e il 7° stormo B.T. (con dei biplani FIAT CR.42) giungevano da Lonate Bozzolo (VA) e Cameri (NO) al comando del pilota Loth Bernardi. Il 43° stormo era invece comandato dal Magg. Luigi Questa. Le condizioni atmosferiche avverse furono causa del ritardo, ed i caccia Italiani impegnati nei combattimenti contro quelli francesi erano ormai dovuti rientrare.
Tre Dewoitine D520 nemici comandati dall'asso dell'aria Maresciallo Pierre Le Gloan erano in agguato ed attaccarono i due Br 20 della 3a squadriglia ormai separati dagli altri. L'MM 21505 fu abbattuto in territorio Francese.
L'MM 21503 (il relitto di S.Stefano, l`unico esemplare ancora esistente e affondato a S.Stefano al Mare ad una profondità di -49 mt.) comandato dal ten. Catalano, ripetutamente colpito dal D520 di Le Gloan riuscì a raggiungere il luogo d'ammaraggio a S.Stefano con il solo motore sinistro semi funzionante e la mitragliera dorsale fuori uso, questa servita idraulicamente era completamente immobile. Alcuni colpi avevano tranciato i tubi dell'olio e questo non raggiungeva più i comandi in torretta. L'aereo non poteva superare le alpi e decise di seguire la costa a bassa quota.


Un D520 Francese

Superata La Turbie, il velivolo iniziò a scendere con un solo motore che per giunta singhiozzava, l'unica soluzione era l'ammaraggio di fortuna. Ciò che si delineava agli occhi dei superstiti era la costa Ligure di ponente, Ventimiglia, Ospedaletti, Sanremo.
Da una galleria un treno corre in direzione ovest-est, la stessa del velivolo, il pilota spera che qualcuno possa vedere l'aereo e dare l'allarme ai mezzi di soccorso. Ma il treno scompare inghiottito da altre gallerie. Non appena anche l'unico motore rimasto cessò di funzionare, il pilota mise le pale delle eliche a bandiera e iniziò la discesa sulle acque sperando in un ammaraggio delicato. Sa che l'aereo non galleggerà per molto ma tutti avranno il tempo di uscire e aspettare i soccorsi nuotando.
In quello stesso mese Parigi veniva bombardata dagli Stukas Tedeschi, molte sono le vittime tra i civili. La città sarà occupata il 14 giugno e il 17 la Francia si arrenderà.
Intanto l'aereo tocca l'acqua più volte poi un'onda colpisce il muso un po' più forte e l'intero velivolo viene inondato mentre si arresta sull'acqua. La prua, come oggi possiamo vederla, viene completamente accartocciata all'impatto con l'acqua, la parte di telaio sopra i piloti, in legno, si distacca interamente. Il BR20 si inabissa quasi subito trascinando con se l'armiere Tommaso Ferrari, il marconista Salvatore Gaeta ed il tenente pilota Simone Catalano.
Il 2° pilota Maresciallo Ottavio Aliani era ai comandi al posto del ten. Catalano ormai senza conoscenza per il ferimento riportato nello scontro contro i Francesi. Fu l'unico superstite insieme al 1° av. motorista Farris, furono raccolti dopo due ore di permanenza in acqua dai natanti della costa usciti a prestare soccorso. Era il mattino del 13 giugno 1940.
Il ten. Catalano a cui fu conferita la medaglia d'oro al valore militare, s'inabissò con il suo velivolo nonostante gli sforzi di Aliani e Farris per salvarlo. Perirono anche il serg. maggiore armiere Ferrari ed il 1° av. marconista Gaeta. Il velivolo si era posato sul fondo del mar Ligure, a circa 2 miglia dalle spiagge di S.Stefano al Mare.
Il muso puntato verso la costa e la mitragliera dorsale che guarda in alto, verso la luce della superficie.

Particolare ringraziamento va alla Sig.ra Simonis Alberta dell'Uff. Storico della FIAT per le foto e le notizie fornite e a A.Jp.Joncheray per la foto storica di Catalano fornitaci. Foto subacquee di Lorenzo Mottadelli


La foto di Simone Catalano
(il secondo da sinistra)

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L'articolo è stato scritto da Spadi Bruno: ne è vietata la pubblicazione senza indicarne il nome

La nostra galleria fotografica sul BR20

 

 

L'MM 21505 il secondo BR20


Quel malaugurato 14 giugno 1940, durante l'attacco alle basi Francesi da parte dei gruppi d'assalto e bombardamento Italiani, un secondo aereo fu perso a causa degli aerei Francesi, denominati Dewoitine mod. D520, aerei ad "ala bassa" tra i più moderni di quel tempo.

L'aviazione Italiana invece difendeva i propri aerei da bombardamento con obsoleti FIAT CR.42, dei biplani oramai superati, le cui prestazioni possono oggi essere paragonate alle auto degli anni '70 confrontate con quelle odierne. I FIAT nacquero nel 1938 ma come sempre, in ritardo sulla tecnica degli altri Paesi. La velocità di questi apparecchi era di 340 Km/h. mentre i D.520 Francesi superavano i 500 Km/h. potevano portare 500 Kg. di peso in più, volare più in alto e avevano un armamento molto più pesante, composto da una mitragliatrice da 20mm. e quattro da 7,5, contro le sole due da 12,7 degli aerei Italiani.


Un FIAT CR.42 del 23° gruppo CT, 3° stormo


Il divario era ben conosciuto anche dai comandi Italiani, le incursioni infatti miravano alla sorpresa e a distruggere i velivoli nelle basi Francesi prima che potessero alzarsi in volo. La stessa manovra verrà poi utilizzata dai Giapponesi a Pearl Harbor e negli attacchi successivi alle basi alleate Americane.

Torniamo alla nostra storia, già abbiamo parlato dell'attacco alle basi di Hyéres e Tolone che videro coinvolti i Fiat CR.42 e i bombardieri BR.20, quel giorno alcuni Dewoitine riuscirono a decollare ugualmente, anche dopo che la caccia, dipendente dalla divisione aerea Borea, proveniente da Cervere (CN) e Villanova Torinese, con 46 aerei, colpi le basi di Fajence e Hyéres. I rapporti dei piloti però furono deludenti, molti riportarono di aver visto pochi aerei sulle piste colpite e nemmeno un aereo in volo della forza nemica. Tutti i velivoli rientrarono indenni. Intanto alle 9:20, da S.Damiano di Piacenza decollavano i primi BR.20 per bombardare l'aeroporto di Fajence. 10 bombardieri si alzarono in volo, ma uno di loro dovette subito rientrare per problemi meccanici. Nel ventre dei grossi bimotori erano sistemate quattro bombe da 100 Kg. e quattro da 50. Giunsero sul bersaglio alle 11:00, l'altitudine era di 6.000 mt. 72 bombe precipitarono nel vuoto cadendo sulla verticale dell'aeroporto.


Un BR.20 durante lo sgancio di una bomba

La contraerea Francese aveva già aperto il fuoco all'apparire degli aerei, ma lo scoordinato tiro non rappresentava un problema per i piloti Italiani. Tutti i FIAT manovrarono per il ritorno a casa, le nubi basse e dense coprirono il loro ritorno. Forse furono queste che li salvarono dalla rappresaglia di alcuni aerei Francesi che pattugliavano la zona.

Alle 13:00 tutti i bombardieri erano rientrati a S.Damiano. Un secondo gruppo di bombardieri però, era decollato solo 3 min'. dopo questo, cioè alle 9:23. Volava quindi a pochi minuti di distanza dal 1° gruppo, essendo partito da Cascina Costa (NO), arrivò a Fajence e Hyéres circa 10 min'. dopo il primo attacco. Si accorse subito della calda accoglienza della contraerea, ma solo dopo aver sganciato il carico di bombe, in tutto e per tutto identico a quello del primo gruppo, dopo aver virato per fare ritorno a casa, fu intercettato con precisione dai caccia Francesi dell'Armée de l'Air.

La caccia Francese arrivata a ridosso di un grosso cumulo di nubi, si scagliò subito all'inseguimento del bombardiere più arretrato della formazione. Una gragnola di colpi da 20mm. attraversò il velivolo. Il primo pilota mori quasi subito colpito al capo, poi fu la volta di altri componenti dell'equipaggio. Il Maresciallo Raffaele Bruni riuscì ugualmente a mantenere il controllo dell'aereo conducendolo fino a Cascina Costa dove riuscì ad atterrare indenne con il suo carico di morte. Gli fu assegnata sul campo la medaglia d'argento al valor militare.

Sorte peggiore toccò al bimotore matr. MM21503 che colpito a entrambi i motori ammarò (come già si è detto) di fronte a S.Stefano al Mare, ma una drammatica sorte toccò all'equipaggio del terzo bombardiere matr. MM21505 il cui primo pilota era il Ten. Aldo Sammartano. Dopo le prime raffiche dei Dewoitine, fu aspirato nel vuoto attraverso uno squarcio della carlinga martoriata. Pur finendo in mare a poche centinaia di metri dalla costa, il suo corpo non fu mai ritrovato.

Al comando del velivolo rimase il seco radunò l'equipaggio preparandolo a lanciarsi non appena possibile. Decise allora di puntare sulla costa, gli uomini erano in parte feriti e in mare non sarebbero sopravissuti. Natale Vannuzzo, colpito al braccio, continuava a sparare dalla torretta dorsale mentre i colpi delle armi nemiche sembravano frustate sulle lamiere del FIAT Italiano. Peggio erano i colpi da 20mm. capaci di coprire lo stesso rumore dei motori da 1000 cv. del bimotore. Il motore destro, colpito da vari colpi, prese infine fuoco, Giuseppe ordinò a Natale di agganciare i paracadute di Costa e Mangiarotti e di lanciarsi fuori insieme a loro. Poi, con un ultima manovra, porta l'aereo in linea con il mare e infine si lancia anche lui. Eviterà cosi che il velivolo senza controllo, cada sulle case. Il BR.20 precipiterà in mare a 15 miglia circa a sud di Cap Camarat.

Prima che i componenti dell'equipaggio toccassero terra, iniziò un vero e proprio tiro al bersaglio verso quegli inermi aviatori che, sospesi senza una minima difesa, furono colpiti ripetutamente, prima Renzo Mangiarotti, che già ferito mori prima di toccare terra. Mario Costa fu finito a pochi metri da terra con una raffica di mitra. Giuseppe Goracci riuscì a toccare terra ancora vivo, ma una folla inferocita gli fu subito addosso. La gente giunta dalle campagne circostanti, armata di forche e bastoni, si accani sul povero sergente, infine un soldato lo colpi con il calcio del fucile alla testa, uccidendolo.

La fortuna arride solo al 1° aviere armiere Natale Vannuzzo, finito nel giardino di una anziana signora, viene protetto, fino all'arrivo della milizia Francese, dall'ira della folla. Fu in seguito ricoverato in un ospedale della zona (sempre sotto sorveglianza) e poi trasferito come prigioniero Italiano. La storia, lo stesso Vannuzzo, la raccontò a Bartolomeo Di Monaco durante la degenza in ospedale. Di Monaco, nel proprio diario, data questo al 25 luglio 1940. Vannuzzo era stato già liberato dal Comitato di Liberazione e di li a poco avrebbe dovuto deporre in sua presenza sugli accadimenti avvenuti in rapporto all'avventura del suo aereo


Un BR20 con le insegne naziste


Il Sergente Maggiore Pilota Giuseppe Goracci sarà insignito della medaglia d'oro al valor militare (alla memoria) .

Si conclude qui la nostra ricerca sugli avvenimenti che coinvolsero i mezzi aerei della Regia Aeronautica Italiana e di cui un raro esemplare è ancora visibile sui fondali del nostro golfo.


Un gruppo di BR20

 
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